Racconta di una grande Donna
Francesca Settimi .
Queste sono le parole che lei mi dedica .
Oggi ho un motivo in più per mettere il rossetto rosso.
Sarei sempre nel mio cuore !
Maestra Sfoglina
C’è un particolare che ricordo di nonna Nelia. È il rossetto.
Non usciva mai di casa senza. Quando era giovane andava a ballare con le sorelle, nelle calde estati di Villarotta, il paese della sua prima giovinezza. Era una ragazza modesta e pudica. Si incipriava appena le gote, ma le labbra dovevano essere di ciliegia.
Quel gesto di colorarle rappresentava per lei un moto di emancipazione, la dichiarazione della propria femminilità consapevole e inviolabile. Appena gastrectomizzata, magrissima e dimentica del cibo, ho voluto imparare a fare la sfoglia emiliana. Alla prima lezione è successo questo: Rina, la maestra, ha allestito con meticolosità lo spazio di lavoro e dopo avere preparato l’aula secondo le sue esigenze, si è ritirata per qualche minuto, il tempo sufficiente per mettersi il rossetto! Ho sentito da subito un legame con quella donna così sicura di sé, dedita alla fatica, sobria nel vestire, saggia e affabile nella parola.
Mi sono apparsi familiari i suoi modi e nonna Nelia, seppure molto più grande, con lei è tornata a trovarmi non più negli incubi della malattia, ma nel suo aspetto più ilare e leggero, da buona emiliana qual era. Dell’arte di Rina ho provato a catturare ogni singolo movimento, a replicare ciascun passaggio.
La consistenza, la tenacità e l’elasticità delle sue tagliatelle non si possono descrivere, perché l’unico modo per capire veramente la loro perfezione è avere l’onore di mangiarle. Quando si mette alla spianatoia è la tipica donna emiliana di un tempo. Impasta ritmicamente gli ingredienti, esercitando con le braccia una misurata ma energica pressione. Rana con il matterello la sfoglia sottile, conferendole la giusta rotondità nei bordi. Compie vere e proprie magie sotto gli occhi di gruppi di dilettanti e professionisti che pendono letteralmente dalle sue mani per carpire il segreto di tanta destrezza.
Puntuale, al termine delle lezioni, qualcuno timidamente chiede di potere acquistare le sue bontà, ma lei ribadisce che non vende pasta. La prepara, la trasmette come memoria di cultura e identità, e poi la condivide. Ogni settembre, da tre anni a questa parte, la mia Maestra Sfoglina partecipa con l’Accademia della Sfoglia di Reno Centese a una iniziativa lodevole che si tiene a Ferrara in Piazza Castello, a favore della Fondazione ADO*. Ho letto un libro, Il Dio delle piccole cose. Ecco.
Rina è la Dea delle piccole cose. Con acqua, farina e uova riesce a spostare il mondo. Quello di chi da lei apprende un talento, quello di quanti con il suo contributo, aprono più strade alla speranza di guarire, quello di coloro, infine, che riescono a capire che basta poco, ma quel poco è con amore.
Per tutto questo le sono grata. E per il suo rossetto rosso.
*ADO è un’organizzazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo primario quello di fornire cure palliative a pazienti con neoplasie in fase avanzata o con malattie croniche gravemente invalidanti. La Fondazione, costituita nel 2014, è nata nel 1998 come associazione di volontariato per l’assistenza domiciliare ai pazienti con patologia oncologica.
